Bibbiano è osservatorio privilegiato per indagare l’affascinante storia sulle origini del Parmigiano Reggiano. Non certo perchè questo paese vanta la reputazione di “culla del grana” con riferimento a prestigiosi successi imprenditoriale ed a esposizioni dell’Ottocento, ma perchè siamo sulla scena di un romanzo, ora storico, ora poetico, ora con spunti di verismo e profumi di gastronomia o schizzi artistici, dove è facile cogliere gli ingredienti che hanno fatto il successo del Parmiggiano Reggiano.
C’è una terra particolare, col conoide formatosi dopo le sue glaciazioni, idonea per essere coltivata ancor prima della bassa pianura ancora da bonificare. Su di essa cerscono da sempre prati stabili con una valenza ambientale unica. E’ la terra di Matilde di Canossa, la Grancontessa, che, dopo il mille, ebbe un occhio di riguardo per i monaci benedettini. Un monastero sorse nel suo castello, mentre importanti donazioni fece a quello di Marola. Quest’ultimo a Bibbiano aveva i suoi pascoli e le sue vaccherie.
Siamo in una terra di canali, così importanti da produrre formaggi in maggiore quantità e qualità, ma prima ancora siamo tra alta pianura e collina, dove, nei possedimenti de duchi, operano anonimi laboriosissimi agricoltori nel correre delle generazioni. E’ il loro lavoro che completa questo genio ambientale. Siamo nelle terre di Canossa, nella culla del Parmigiano Reggiano per storia, microclima, suoli, foraggi e tradizione.

pratoI PRATI STABILI
Il prato stabile è una coltivazione erbacea che non ha subito alcun intervento di aratura o dissodamento. Viene lasciata a vegetazione spontanea per moltissimo tempo, da un minimo di dieci anni fino anche a centinaia di anni, ed è mantenuta esclusivamente attraverso lo sfalcio e la concimazione. Non ha bisogno di succesive semine artificiali, in quanto la propagazione è garantita da meccanismi naturali.
E’ per questo che i prati stabili presentano una varietà molto elevata di specie di grande pregio, oltre sessanta per metro quadro quelle contate nel Bibbianese. I prati stabili sono utilizzati prevalentemente per l’alimentazione dei bovini, il cui latte sarà trasformato in Parmigiano Reggiano e burro. La biodiversità del prato stabile si traduce nella produzione di un formaggio bilanciato e completo, proprio per la presenza delle diverse specie vegetali, con differenti proprietà nutritive.

IL CONOIDE  Il conoide è un deposito alluvionale – iniziato oltre 12.000 anni fa, al termine dell’ultima glaciazione – di fango, sabbia, ghiaia e ciottoli, a forma di cono o di ventaglio aperto verso valle, che si forma quando un corso d’acqua, generalmente di carattere torrentizio, sbocca da una valle relativamente stretta e ripida, in una valle principale di pendenza più dolce. Le acque rallentano il loro percorso e lasciano depositare questi sedimenti fluviali che, nei secoli, saranno arrichiti dall’humus della vegetazione che si svilupperà sopra. Tutto il Bibbianese insiste proprio sul conoide dell’Enza che esce appunto dalla strettoia di San Polo – Guardasone e rallenta qui per primo la sua corsa. La corsa millenaria del’Enza in queste terre ha quindi creato condizioni eccezionali di terreno.

Irrigazione-pianteL’IRRIGAZIONE
Le condizioni per lo sviluppo di un’agricoltura forte richiedono lavorabilità e feritlità dei coltivi rurali. Bibbiano, con la presenza dei terreni pianeggianti e fertili, aveva tutti questi elementi che, però, iniziarono ad essere esaltati solo quando il sistema civile si organizzò per disporre si acqua ai fini irrigui.
Ancora oggi sui prati stabili bibbianesi il sistema di irrigazione più utilizzato è quello di scorrimento. Le particelle sulle quali si applica devono essere dotate di una certa pendenza, che può essere naturale o creata artificialmente mediante opportuna sistemazione.

(testi a cura di Gabriele Arlotti e tratti da M.LIGABUE, E. BARTOLAZZO, M. DAVOLI, R.DAVOLIO, A. BATTILANI, Scorrimento o aspersione, come irrigare i prati, ne L’informatore agrario, Verona, n.20,2008)